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Lo spirituale nell'arte

Ho dato vita, insieme ad alcuni colleghi pittori, un bollettino d'arte (Il Volo del Gabbiano), dal quale riporto questo mio articolo.

Della spiritualità nell’arte“ è il titolo che Vassili Kandiski dà ad un suo saggio del 1911 nel quale si esamina il problema del rapporto possibile tra la spiritualità e le manifestazioni artistiche. E’ questo un problema molto sentito da Kandiski, che fu interessato alla teosofia e alle ricerche spirituali.

Foto: Pastorale, Vassilij Kandinski.

KandinskyLa possibilità di evidenziare attraverso le forme elementari dell’espressione artistica la dimensione dello spirito, è considerata da Kandiski realizzabile attraverso una progressiva purificazione della rappresentazione che colga ciò che procede oltre il sensibile e che costituisce l’aspetto interiore della realtà.

La rappresentazione della realtà spirituale ha accompagnato le manifestazioni artistiche di tutti i tempi come espressione delle varie tradizioni religiose. Dal Medioevo fino all’Ottocento la rappresentazione della realtà spirituale ha sempre avuto un carattere iconico, legato cioè alle immagini e alla figura umana in particolare. Anche alla realtà divina veniva data forma fisica: nella Trinità, lo Spirito Santo è rappresentato sotto forma di colomba e il Padre ha forma umana (Masaccio: La Trinità –Firenze, Santa Maria Novella; Michelangelo: La Creazione -Roma, Cappella Sistina).La spiritualità cristiana nella tradizione artistica occidentale, ha costituito il tema centrale di quasi tutta l’arte medioevale: immagini di Cristo, della Madonna, dei santi, scene dell’Antico e del Nuovo Testamento.

Foto: Angelo ritto nel sole, Turner.
turner1La progressiva umanizzazione delle figure realizzata nell’arte medioevale da Cimabue e Giotto in poi, raggiunge il suo culmine in età umanistica e rinascimentale, in cui la visione antroprocentrica della realtà trionfa nella filosofia di Marsilio Ficino e di Pico della Mirandola e in pittura nell’arte di Leonardo, Michelangelo, Raffaello. La spiritualità è presente nelle forme umane idealizzate di questi artisti sommi, esprimenti mistero in Leonardo, armonia in Raffaello, potenza in Michelangelo.
Nel barocco la spiritualità si esprime informe lussureggianti, nei soffitti trionfanti di luce, che sembrano rompere la volta delle chiese ed immergersi, con la loro corte    di figure torcentisi verso l’alto, nello spazio infinito.( Gaulli, Lanfranco, Pozzo, Tiepolo).  Questo irrompere della luce e dello spazio nell’arte sacra barocca  prelude alla liberazione dello spirituale dalle forme umane, che si realizza, attraverso l’arte dell’Ottocento, nell’arte astratta del Novecento.
Molto forte è la presenza dello spirituale nell’arte romantica ( -William Turner: Angelo ritto nel sole -Londra, The Tate Gallery; Luce e colore, Londra, The Tate Gallery) e in seguito nel simbolismo di fine Ottocento di cui ricordo in particolare l'arte di Odilon Redon.
Nell’arte di Redon la figura umana è immersa in un’atmosfera magica dai colori intensi, tutto è come sospeso tra il sogno e la realtà, una realtà che la dimensione dello spirito rende evanescente e lontana (Il Sacro Cuore -Parigi, Louvre; Budda -Parigi, Louvre; La barca mistica; Orfeo -Cleveland, USA).
Foto: Budda, di Hodilon Redon.
Redon-BuddaIn seguito, mentre i movimenti di semplificazione della figura e di scomposizione delle forme (futurismo, cubismo, fauvisme ecc.) sono saldamente legati alla corporeità , è solo nell’astrattismo di Kandiski e di Malevich che si compie il salto nella pura dimensione spirituale slegata da forme fisiche.
E’ come un salto nel vuoto, che, con la  progressiva eliminazione delle forme sensibili e la ricerca della quarta dimensione, si spinge fino al  bianco su bianco di Malevich, e in seguito ai monocromi di Reinhardt, Newman, Rothko. Nelle opere di questi autori l’apparente banalità dell’espressione rivela una profonda intuizione: la ricerca dello spirituale nella sua forma più pura è la ricerca di ciò che va al di là delle forme in una dimensione che le trascende (l’Assoluto, Dio, il Tao, il Nirvana, il noumeno). Ritengo che questa sia l’unica collocazione veramente legittima del concettualismo, dove l’arte non può fare a meno , per la natura del suo oggetto,  di diventare intuizione filosofica.
Tale intuizione filosofica che è senz’altro il fondamento della ricerca dello spirituale nell’arte, ne costuisce, nelle opere sopra citate il punto limite, ma non certo l’azzeramento. Infatti, non essendo possibile rappresentare l’irrappresentabile, può essere tuttavia possibile offrire, attraverso linee, colori, immagini, intuizioni di ciò che trascende le forme; come la musica, forse con maggior forza  della pittura, può aprire squarci che rompano il velo della realtà sensibile ed aprano la porta  a ciò che è al di la di essa. A tale scopo si presta molto l’arte informale, per la sua immediatezza, il suo spontaneismo, il suo andare oltre la mediazione ragionata della mente.
L’arte informale può diventare arte dello spirito, se, liberata dalle pastoie di quanto torbidamente legato al sensibile si agita nell’uomo, dia spazio a quanto di più autentico e luminoso sia presente in ogni essere umano. A questo punto l’arte, come ricerca dello spirituale non può che diventare arte della fonte, comunicare esperienze interiori come espressione della  parte più autentica dell’animo dell’artista, che colleghi l’uomo alla sorgente del mondo manifestato e delle forme (arte zen, arte della new age).

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