C’è Bisogno Delle Regole
Considerazioni elementari dall’esperienza dello Yoga.
Le regole non piacciono a nessuno. “L’automobile si guida solo se si ha la patente”.
Che succederebbe se non ci fosse questa regola? Spesso pensiamo che avere delle regole sia l’opposto della libertà. Ma non avere alcuna regola o alcune regole invece è l’opposto della libertà.
Se parlo con una persona, non l’accoltello all’improvviso perché dice qualcosa di sbagliato. Questa è la mia disciplina, la mia regola: “Non si accoltellano le persone!”. Se io fossi “libero” nel senso di non avere regole, potrei ovviamente derubare, ingannare chiunque. Ma ho la regola del rispetto altrui. (E quanto inganno c’è in questo mondo! Quanta prevaricazione! In questo però troviamo non solo assenza di regole ma, spesso e volentieri, anche -e peggio- l'assenza della coscienza di 'volere il bene del prossimo', la gravissima non-coscienza di ignorare il bene del prossimo).
E’ davvero ingenuo chi pensa che la libertà sia semplicemente fare le cose secondo il proprio istinto immediato. Un mondo di violenza e vizi mortali (droga, alcolismo, furti) ne sarebbero il risultato estremo quanto inevitabile.
Se per migliorare me stesso ho bisogno di adottare la regola, ad esempio: “Non fumo, perché il fumo agita i miei nervi e non mi permette di meditare bene”, allora questa regola non è auto-imposizione limitativa, ma l’auto-imposizione che dice alla parte stupida in me: “Non si fuma perché adesso diventerò una persona migliore”. La parte saggia in me parla alla parte capricciosa in me. Il risultato è che apro la strada alla mia vita perché diventi una vita di altissima qualità, attraverso, in questo caso, la pratica corretta della meditazione.
Il bambino mi capisce forse se gli dico: “Non correre in mezzo alla strada. Puoi essere investito!”? Probabilmente il bambino pensa solo che sono noioso.
| Sri Chinmoy, il mio insegnante di Yoga |
Il problema è che le regole non sono piacevoli ad una parte del nostro carattere, quello che non vuole crescere; e la scusa che quest’ultimo impone a noi stessi è del tipo: “Non forzarti, altrimenti ti danneggerai!”. La verità sembra invece essere la famosa “via di mezzo” di Budda (è veramente una formula universale!): dobbiamo evitare di correre troppo veloce per non esaurire le nostre energie, ma allo stesso tempo, se vogliamo migliorare noi stessi in QUALSIASI campo, non possiamo permettere alla nostra pigrizia di impedirci di vivere bene (ad esempio, andare in palestra); non possiamo permettere alla nostra aggressività di svilupparsi liberamente; non possiamo permettere alla nostra irresponsabilità di creare danni ad altre persone (ad esempio, le persone con cui lavoriamo o viviamo). Quindi abbiamo bisogno di regole, che possiamo dire ed imporre a noi stessi in modo chiaro e preciso o che possiamo vivere di fatto, in modo non prestabilito, e basato sull’attenta e responsabile valutazione delle singole situazioni che affrontiamo ogni giorno.
Probabilmente, ancora una volta, la soluzione migliore è la “via di mezzo”: un mix formato da alcune regole rigide prestabilite, e da regole non formulate basate sul sentimento del momento. Questo significa in pratica essere analisti profondi e sempre attenti, di ogni singola situazione e necessità. In pratica significa essere degli yogi o dei buoni studenti di Yoga.
Queste sono mie considerazioni semplici, persino ingenue, perché tutti possiamo farle. Ma non sono ingenue allo stesso tempo, perché sono assolutamente alla base della costruzione del miglioramento di sé stessi, oltre che alla base della vita sociale più elementare.

