Il Violino, La Meditazione e Lo Studio
Questi che seguono sono argomenti per cui sento che valga la pena scrivere. Non è per me un problema che io sia superficiale o che "spari" stupidaggini, a tratti. Scrivo e basta. Forse di tanto in tanto cambierò delle frasi qua e là, man mano che le mie idee si evolveranno. Mi interessa soprattutto crescere! Le regole, praticando lo Yoga, sono: essere sincero, essere intenso, essere profondo, andare verso l'alto. Naturalmente si tratta di fare del proprio meglio: solo un vero Maestro riesce ad essere al cento per cento così, per tutto il tempo... Premesso questo, sono del tutto disposto a sbagliare!
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| Il mio violino cinese. |
Violino.
Quando ero bambino mia madre una volta mi chiese: "Stefano, vuoi suonare il violino?" Io ci pensai un attimo e poi dissi: "Si!"
Dopo molti anni, dopo aver interrotto gli studi, ho ricominciato.
Ho ripreso, grazie all’ispirazione di Dio (e di mia sorella Silvia...), uno studio serio e meraviglioso, capace di arricchire enormemente la vita di una persona, e che è estremamente compatibile con la meditazione, notevolmente affine ad essa. Lo studiare in sé è un'attività piena di "vita", energia.
Noto d'altra parte che la meditazione c'entra con tutto (è anche "al di sopra" di tutto, cioè è dove naturalmente sfocia qualsiasi attività di crescita personale, portata al massimo, ed oltre il massimo, della sua possibile estensione).
Siccome il violino è per me una delle cose più belle alla mia portata, sento naturale farlo vivere nella mia meditazione e, se riesco, rendere anch'esso la mia meditazione stessa.
... "studiare bene o studiare male... questo è il dilemma!" ...
Non sempre ci riesco, ma...
se medito un minuto prima di iniziare lo studio, preparo un eccellente terreno per studiare bene.
Se inizio a studiare prima esercizi lenti preparatòri, le cose di base, preparo bene me stesso per proseguire nello studio.
Se inizio a studiare (ed anche continuo) con la massima concentrazione, preparo benissimo me stesso e spiàno la strada per proseguire benissimo lo studio.
Sto imparando che mantenendo una buona ed intensa concentrazione su quello che faccio, non solo ottengo molto migliori risultati, ma ottengo gioia dallo studio.
Lo studio, la disciplina, la bellezza e la meditazione.
Credo che molti studenti o ricercatori in qualsiasi campo continuino la loro attività non per denaro, non per avere successo, ma per "amore" e cioè, detto a parole mie, perché ottengono gioia dallo studio in sé stesso; vedono o sentono la bellezza in esso. Questa bellezza è la bellezza spirituale, presente forse in misura lieve, forse appena un po', probabilmente mischiata ad altre sensazioni e ad altre necessità, o forse intensa come un fiume in piena, a seconda dei casi.
La disciplina è la stessa realtà, sia per lo yogi che per lo studente (ma cosa dico!?: lo yogi è uno studente). I bravi studenti praticano la disciplina. Questo è un dato innegabile. Nessuno studente altrimenti potrebbe dire a sé stesso: "Oggi studierò invece di guardare la tv"; ed eseguire quest'ordine. -Da questo si deduce tra l’altro che per migliorare la qualità di noi stessi, dobbiamo a volte coscientemente “forzare” alcune tendenze spontanee del nostro carattere-. Dal punto di vista dello Yoga, un ricercatore o studente di qualsiasi materia, può essere spinto a continuare il suo lavoro, come dicevo, da alcune "qualità" spirituali: l'amore che egli sente per la sua materia, la gioia che ottiene dal praticare lo studio, dal sapere le cose, la sete di crescita personale, la necessità più o meno profonda e sentita di perfezionarsi. Tutte queste cose possono essere più o meno chiare ed evidenti allo studente. (Allo yogi sono senz'altro evidenti, perché egli studia proprio la materia dell'auto-conoscenza oltre che dell'auto-crescita).
La disciplina applicata ad un'attività di crescita (e non di distruzione), dà un risultato molto più veloce e di migliore qualità nell'attività in oggetto, ed in più emette un inaspettato “sotto-prodotto” (o piuttosto un "sopra-prodotto"): la qualità spirituale della gioia.
A patto che questa disciplina non scaturisca solamente da necessità "esteriori" cioè -come detto- voglia di soldi o successo... in quest'ultimo ed un po' triste caso, lo studio o la ricerca non "emette" nessuna gioia, il progresso pratico è l'unico possibile risultato.
Link: La Musica Classica.
Gennaio 2006.

